Notizie dal mondo del food and beverage

L'Ue rettifica regolamento sulle etichette del vino



Coldiretti ha confermato la rettifica da parte della Commissione Ue del testo del regolamento sul vino. Il documento, inizialmente, sembrava aprire alla possibilità per i vini ottenuti da varietà internazionali di indicare in etichetta solo il Paese nel quale avviene la trasformazione in vino, ma non quello di origine delle uve. Per i produttori c’era un forte rischio di ambiguità sulle etichette.

 

Ma la Commissione Ue ha, dunque, rettificato il testo del regolamento per assicurare l’indicazione di origine delle uve nelle bottiglie prodotte con vitigni internazionali (Chardonnay, Merlot, Cabernet, Sauvignon e Shiraz).

 

Tra le novità del testo c’è l'introduzione della parola produced, ovvero "prodotto" al posto di trasformato, processed, per sottolineare il luogo d'origine dell'uva, cosa che avviene anche per altri prodotti alimentari.

 

 

 

Vino, torna l’origine delle uve, ora metterla su spumante

Un buon risultato per Coldiretti, anche se il responsabile dell'ufficio vitivinicolo ha però sottolineato che, al momento, manca ancora una misura analoga per gli spumanti generici - e quindi non IGP o DOC. A oggi, infatti, sull'etichetta viene indicato semplicemente il Paese dove avviene la spumantizzazione e non quello di provenienza delle uve. Cosa che potrebbe danneggiare l'immagine del Made in Italy.

 

Per Coldiretti, occorre impedire l’inganno dell’importazione di mosti e vini stranieri da utilizzare in Italia per la produzione di “bollicine” da vendere come Made in Italy, senza alcun legame con i vigneti ed il territorio nazionale. Un po’ come succede per l’olio sulle cui bottiglie si legge l'origine delle olive e capita di trovare oli, apparentemente italiani, fatti con olive di varie provenienze europee o anche extra UE.

 

 

Nuove regole

E’ necessaria, quindi una inversione di tendenza nelle politiche comunitarie in un settore già peraltro minacciato da altre decisioni che non tutelano la qualità del prodotto e la trasparenza verso i consumatori. E’ il caso, ad esempio, dello zuccheraggio – ricorda ancora Coldiretti – cioè l’aggiunta di zucchero al vino che l’Ue consente ai Paesi del centro e nord Europa ma anche il via libera al vino senza uva con l’autorizzazione alla produzione e commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes molto diffusi nei Paesi dell’Est.

 

Si tratta di pratiche che in Italia sarebbero punite anche come reato di frode ma che all’estero sono invece permesse con evidente contraddizione, favorita dall’estensione della produzione a territori non sempre vocati e senza una radicata cultura enologica che con la globalizzazione degli scambi colpisce direttamente anche i consumatori di paesi con una storia del vino millenaria. 

 

 

 

 

21 novembre 2018
© Riproduzione riservata